Simonetta Betti

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‘Ipergenitori’ o ‘Genitori sufficientemente buoni’?

“Voi genitori siete l’arco dal quale i vostri figli sono lanciati in avanti”

(Khalil Gibran, IL Profeta)

 

Fragile, incerto, complesso e talora incomprensibile il mondo di oggi non è certo di aiuto ai genitori nell’educazione dei loro figli, soprattutto se tendono alla perfezione e appartengono ad una classe sociale benestante. Di qui la ricerca di scuole ed attività sportive selezionate e ad alto livello di performances. Magari aggiungendo anche un corso per l’apprendimento di uno strumento musicale o per lo studio di una lingua straniera fuori dal circuito scolastico.

Il tutto viene fatto in perfetta buona fede e nella convinzione che più i ragazzi sono impegnati e meglio è, dal momento che il tempo libero, in una società poco controllabile, può essere una minaccia alla sicurezza.

La comunicazione quotidiana in famiglia si articola, giorno dopo giorno, su domande che riguardano sia l’andamento scolastico sia quello sportivo ed i risultati che ne sono conseguiti. 

La complessità del mondo esterno è lasciata fuori di casa, per buona pace di tutta la famiglia.

Questo scenario familiare è talmente diffuso in buona parte del mondo industrializzato da aver richiamato l’attenzione di pedagogisti,

sociologi, educatori e psicologi che si sono messi a studiarlo, a fare statistiche, ad interpretarle e addirittura a creare un test per l’assesment genitoriale.

E così oggi mi trovo a parlare degli ‘Ipergenitori’, definiti secondo tre caratteristiche diverse ed anche con tre appellativi diversi a seconda del modo di porsi e del loro stile educativo.

Gli ‘Elicotteri’ :si aggirano costantemente sulla testa dei figli, per sapere ‘dove sono’, ‘cosa fanno’,’come stanno’, domande ripetute più volte prima che il figlio/la figlia escano di casa e poi, una volta usciti,  attraverso chiamate sul cellulare.  Genitori ansiosi, vittima di un costante bisogno di sicurezza e controllo. 

Questo ronzio crea disconfort nei giovani : iniziano le bugie, il cellulare viene dichiarato perso o lasciato a casa, ecc. Molti di loro decidono di chiudersi nella loro stanza, aprire i social e finalmente spaziare nel mondo come vogliono. Il/i genitori sono tranquilli.

Rischio: mancanza di socializzazione.

 

I“Droni”,  genitori per i quali la perfezione dà sicurezza e che mappano il mondo esterno alla continua ricerca di quanto c’è di meglio  sul mercato della formazione scolastica e sportiva.  Sono in costante attesa di risultati eccellenti  e di performances ottimali.

Rischi: Doppia frustrazione. Sia del figlio perché non ha raggiunto l’obiettivo performante, sia del genitore deluso nelle sue aspettative.

 

Con in mano le spazzole per abradere il ghiaccio e spianare la via alla pietra lanciata per raggiungere l’obiettivo, proprio come avviene nel   Curling, arrivano infine i genitori ai quali è stato dato il nome di questo sport. I genitori “Curling”temono che le frustrazioni facciano male ai figli, che lo stress possa interferire con la gioia di vivere e che il compito genitoriale sia quello di facilitare il percorso del vivere quotidiano. Frustrazioni e stress vengono ammorbiditi, quando non addirittura negati, con parole e atti consolatori.

Rischi: Inadeguata capacità di gestire le emozioni, uso non mirato dell’aggressività, basso senso di autostima. Sarebbe come dire che l’IO di questi ragazzi   non si è ancora immunizzato ,attraverso  le giuste difese psicologiche, nei confronti di stimoli esterni imprevisti e talora imprevedibili.

Le ricerche aggiungono che il comportamento degli ‘Ipergenitori’ è un misto di questi tre stili, ciascuno dei quali teso alla perfezione.

La perfezione non solo è faticosa ma se non produce gli effetti attesi crea delusione e frustrazione. 

La parola delusione mi viene spesso riportata in studio e non è certo una spinta verso l’autonomia e la crescita psicologica dei ragazzi.