Fino a qualche tempo fa eravamo convinti che esistesse uno stress “buono” e uno stress “cattivo”, lo stress buono ( eustress ) vettore di benessere e lo stress cattivo (distress) portatore di tensione. Oggi la prospettiva è cambiata, la distinzione viene fatta fra stress acuto, che mobilita le nostre risorse, e stress cronico che le prosciuga.

Lo stress acuto è come l’arrivo di un temporale improvviso mentre stiamo camminando in alta montagna: ci segnala che dobbiamo indossare uno o più indumenti di protezione ed utilizzare tutto ciò che ci abbiamo a disposizione per arrivare in sicurezza alla meta. Lo stress diventa cronico quando non riusciamo a trovare una risposta adeguata agli stimoli che ci arrivano addosso. Questi stimoli perdurano nel tempo e la nostra risposta inefficace mette in moto un circolo vizioso di frustrazione e impotenza. Le conseguenze dello stress cronico si fanno sentire su corpo e mente con disturbi psicosomatici e anche con l’insorgenza di stati depressivi.

Per lo psichiatra francese Eric Albert lo stress acuto migliora la plasticità psichica, comportamentale ed emotiva “ E’ un’energia vitale che ci sostiene nell’affrontare una situazione problematica….Piuttosto che sprecare energie a lottare contro lo stress è più saggio apprendere come reagire in modo consapevole così da non rimanere bloccati in un costante stato reattivo”.

La psicologia può essere di aiuto per acquisire strategie di coping nei confronti dello stress. Trovo efficaci pratiche come Mindfulness ed Autoipnosi ( vedi ) che utilizzo, con buoni risultati, nelle sedute con i miei pazienti . Entrambe queste pratiche hanno come obiettivo la consapevolezza e l’acquisire uno stato della mente che sia in grado di far fronte agli agenti stressanti ( stressors )senza entrare nel circolo vizioso dei pensieri negativi.

Quali sono i grandi fattori di stress?

Patrick Légeron, psichiatra francese, ne identifica 3 : lavoro, problemi personali, difficoltà coniugali. 

In ambito lavorativo si possono identificare 4 grandi stressors: carico di lavoro e pressioni ( fare sempre meglio e in meno tempo ); cambiamenti di struttura e/o di organizzazione che generano incertezze; investimento emotivo e fisico seguito da frustrazione per  mancanza di riconoscimento e di  valorizzazione; relazioni interpersonali difficili.

Per quanto riguarda i problemi personali e le difficoltà coniugali è solo attraverso il colloquio con un esperto che possono essere raggiunti e messi a fuoco gli stimoli stressanti per identificare la soluzione più efficace. A questo proposito mi piace condividere la famosa frase di H. Selye, il medico austriaco che per primo definì la relazione che esiste fra noi e lo stress “ …Non è lo stress che ci uccide, ma la nostra reazione nei suoi confronti “.

Qualche altro pensiero su cui soffermarsi e  magari… da fare proprio:

“ Il mio dodo di fare fronte allo stress è molto semplice : rimanere freddo e concentrato”
( Anonimo )

“ Non puoi fermare le onde, ma puoi imparare a padroneggiare il surf”
( John Kabat Zinn )

“ Lo stress viene da dentro; è la tua reazione alle circostanze, non le circostanze stesse”
( Brian Tracy ).

“ Amo pensare alla consapevolezza semplicemente come all’aerte di vivere presenti a se stessi”
( John Kabat Zinn ).

Cos’è dunque lo Stress?

La parola stress è di origine inglese e significa “ tensione “, deriva dal latino “ stringere” che vuol dire “ mettere in tensione “. Lo stress non è un’emozione ma una risposta “a cascata” di tutto il nostro corpo nei confronti di un pericolo pericolo, sia esso reale o immaginato.

La risposta allo stress provoca una tensione fisica e psicologica che elicita emozioni come paura ed ansia. Il sistema nervoso simpatico si mobilita sia attraverso la secrezione di adrenalina che accelera la frequenza cardiaca e porta il flusso sanguigno verso i distretti muscolari sia attraverso la produzione di cortisolo che consente il rapido afflusso di zuccheri nel sangue per produrre energia. Le risorse fisiche e mentali, messe in questo stato di allerta, si impegnano per trovare una soluzione alla situazione stressante: affrontarla o fuggire? Fight or Flight?

Una volta passato il pericolo l’organismo attinge alle proprie riserve energetiche e libera dopamina, endorfine, serotonina ovvero gli ormoni necessari per un ritorno alla calma.

Se invece lo stress perdura e ci troviamo in uno stato di “risposta permanente” alla situazione stressante ne fanno le spese il sistema cardiovascolare, le difese immunitarie e la regolazione di produzione di ormoni. Ne risentono  la salute fisica e mentale e la qualità di vita.

Segnali di allarme dello stress

Palpitazioni, senso di oppressione, cuore in gola, disturbi del sonno, problemi digestivi, dolori….  emozioni negative come inquietudine e perdita della motivazione, emozioni ostili come sentirsi infastiditi , irritati. Ci sono anche  segnali comportamentali come iperattività, aggressività o al contrario inerzia, passività.

Lo stress quando perdura va preso in carico da medico e psicologo sia per avere un riscontro obiettivo sullo stato di salute generale sia per avviare un trattamento psicologico che consenta di rimanere efficienti abbassando il livello di coinvolgimento emotivo nei confronti delle situazioni fonte di stress.

Esiste una predisposizione genetica allo stress?

Essere geneticamente predisposti allo stress non implica che ne soffriremo. Le ricerche epigenetiche ci hanno insegnato che le condizioni ambientali e la storia personale influiscono o meno sull’espressione dei nostri geni. Chi ha un basso tasso di serotonina è maggiormente predisposto allo stress. Per queste persone confrontarsi con situazioni stressanti può essere fonte di disagio psicologico e di sintomi psicosomatici, come mal di testa, dolori diffusi, disturbi digestivi.

Al contrario, chi ha un alto tasso di serotonina è più portato ad esporsi a situazioni ansiogene senza ben valutare i rischi ai quali va incontro.